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La valigia del lettore. Dal mare alla montagna le pagine scritte in simbiosi con le mete da raggiungere  [19/07/2010]

Magliette e pantaloni d’occorrenza. Calzini e mutande d’ordinanza. Un beauty case per ogni esigenza. Scarpe e ciabatte per l’occasione. Qualche piccolo surplus contro ogni evenienza. Una valigia prima di partire ha tutte le noiose peculiarità di un fare meccanico e scontato. Tutte tranne una: la scelta della lettura che ti accompagnerà nel viaggio o nella vacanza. Cartine e guide per orientarsi? No grazie, meglio perdersi e ritrovarsi…nelle pagine di un libro. Perdersi e ritrovarsi in quel viaggio, ovunque tu voglia andare, che proprio come un libro ti può svelare qualcosa di nuovo, ti invita sempre a riflettere o immaginare, ti permette di accrescere le tue conoscenze, ti allarga gli orizzonti e ti concede di girare pagina sulla quotidianità. Ma la cosa buffa è che, più di tutti quei vestiti ed oggetti scelti con meticolosa programmazione, in quella maledetta valigia niente può occorrerti più di un libro ideale da leggere nel luogo ideale. Parole e meta si sposano quasi sempre alla perfezione, o meglio sarebbe dire alla “prefazione”.
Ti concedi il lusso di un completo relax in qualche isola caraibica? Prova sotto l’ombrellone a far volare l’immaginazione oltre quell’orizzonte blu che hai di fronte e pensa quanto sarebbe facile comprendere il richiamo di un’isola deserta come in “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. O quale fascino potrebbe avere leggere “Il Vecchio e il Mare” di Ernest Hemingway, non sotto l’ombrellone stavolta, ma sotto il sole al fianco di una vecchia barca di legno ormai arenata da tempo. Sarebbe sicuramente la barca che ha visto l’estenuante battaglia tra Santiago e il gigantesco Marlin.
Se al mare preferisci invece la montagna prova a riposare un po’ ai piedi di un rifugio d’alta quota e lascia che siano le pagine de “Il peso della farfalla” di Erri De Luca a trascinarti in una lettura travolgente. Magari è proprio di fronte a te che quel camoscio impara a vivere in una terra bellissima ma impervia guidandoti, tra un picco e l’altro, ad un percorso introspettivo sul quale riflettere durante il ritorno a valle.
Se poi decidi per questa estate di fare tappa in qualche affascinante città italiana, europea o del resto del mondo, qui la scelta non manca per poter abbinare un luogo a qualche famoso scrittore o romanzo. Magari a Praga, seduto sul Ponte Carlo cullato dal lento scorrere della Moldava, per cercar di comprendere l’incomprensibile magia di una città unica, quella magia che forse ha ispirato l’esistenzialismo e lo smarrimento di Franz Kafka e della sua “Metamorfosi”. Se prediligi invece Lisbona, inseguirne i caratteri nostalgici come “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Se ami la verde Irlanda e ancor di più il mistero e l’essenziale poetico della sua gente e della sua cultura non puoi perderti l’anticonformismo di “Gente di Dublino” di James Joyce. Verrà naturale poi fare una visita a Trieste per capire meglio lo scrittore Irlandese ed il suo stretto legame con Italo Svevo. Tra le splendore ottocentesco della città sarà più semplice comprendere la psicanalisi del Dottor S. inseguendo l’inettitudine de “La Coscienza di Zeno”.
Se la vacanza poi è sinonimo di un lungo cammino sulla via Francigena, là dove i passi scandiscono il tempo dei pensieri è d’obbligo la lettura de “Il pellegrino dalle braccia d’Inchiostro” di Enrico Brizzi. Seguendo la scrittura inconfondibile dell’easy writer bolognese la mente avrà la meglio sulla fatica di comprendere quanto e come è cresciuto quel Jack Frusciante che è in ognuno di noi. Ma il fascino della distanza chilometrica si confonde anche con quello della metrica. E allora lungo il cammino fermati a rifocillare il corpo ad una delle fontane o inseguendo uno dei tanti scorci che ti si aprono agli occhi. Ma non disdegnare in quell’occasione di rifocillare anche la mente con le pagine di “Todo el amor” di Pablo Neruda. Nella solitudine di un cammino può aiutarti il caldo pensiero di una persona cara, e nessuno sa farlo meglio del poeta Cileno.
Quante valigie ci vorrebbero. E quanto sarebbe divertente farle e disfarle. E quanto sarebbero differenti la mia e la tua o quella di qualsiasi altro. La cosa certa è che non t’importa più di tutto quei vestiti ed oggetti scelti con meticolosa programmazione. Adesso è il tempo di partire e di leggere. E’ il tempo di viaggiare anche solo per capire dove vanno durante l’inverno le anatre dello stagno vicino a Central Park alla maniera del Giovane Holden di Jerome David Salinger. Non importa dove…“la località non è segnata su nessuna carta. I luoghi veri non lo sono mai” (Moby Dick – Herman Melville).

Cristian Lamorte

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